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Durante il tragitto verso Swakopmund
sfogliamo il numero di aprile del Travel
News Namibia e veniamo colpiti da un
articolo il cui titolo recita: "MONDESA
TOWNSHIP TOUR... A JOURNEY TO ANOTHER
WORLD". Leggiamo velocemente le colonne
dedicate a questa escursione ed entriamo
subito all'ufficio informazioni
turistiche per prenotare il tour che
comincia alle 14,30. Sonia e Davide
decidono invece di visitare la
Swakopmund più europea e di godere della
vicinanza del mare. Una scelta azzeccata,
dal momento che abbiamo solo mezza
giornata da dedicare alla città; così
avremo la possibilità di confrontare i
due volti di Swakopmund, due volti
completamente diversi ma entrambi
ugualmente reali e rappresentativi.
All'orario fissato
incontriamo Charlotte, la nostra guida
nonchè ideatrice di questa attività che
senza dubbio può essere ascritta ad un
tipo di turismo responsabile. A bordo di
un taxi che ci accompagnerà durante la
nostra visita, attraversiamo la zona
industriale e in cinque minuti siamo a
Mondesa, la "Soweto" namibiana. La prima
tappa è all'"ufficio" della nostra guida,
una piccola casetta in cui Charlotte
custodisce orgogliosa le riviste che le
hanno dedicato un articolo. Charlotte è
una ragazza di 26 anni che è cresciuta e
vive tuttora a Mondesa. Prima di
dedicarsi a questa attività lavorava
come cameriera e come baby-sitter. Poi
grazie all'aiuto di persone che hanno
saputo consigliarla ed indirizzarla, ha
deciso di accettare la sfida che le
veniva proposta e, da due anni,
accompagna i turisti alla scoperta
dell'altro volto di Swakopmund. Di che
sfida si tratta è subito evidente.
Charlotte, infatti, ci tiene a precisare
immediatamente la ragione per la quale
crede fortemente in questo lavoro: "E'
un'opportunità per i turisti di entrare
in contatto con una cultura diversa e di
viverla nella sua quotidianità, anche se
solo per qualche ora. Il turismo in
Namibia è ancora un white business,
organizzato dai bianchi per i bianchi.
Il rischio, per chi visita il nostro
Paese, è proprio quello di perdere la
vera essenza di questa terra, ovvero la
commistione di etnie indigene
diversissime le une dalle altre e
soprattutto lontane dallo stile di vita
occidentale delle città". In effetti,
durante i nostri soggiorni a Windhoek,
Lüderitz e Walvis Bay, ci siamo più
volte stupiti di come queste città
abbiano poco a che fare con ciò che
l'immaginario collettivo propone come
"Africa". "Inoltre", continua Charlotte,
"questo tour è un'opportunità per gli
abitanti di Mondesa, i quali, sebbene
abituati al contatto con i bianchi,
mantengono ancora un atteggiamento
remissivo, se non addirittura sottomesso,
nei confronti di quelli che sono stati a
lungo i loro oppressori. Queste persone
devono capire che le cose stanno
cambiando, che anche loro hanno gli
stessi diritti dei bianchi, che anche
loro hanno qualcosa di interessante da
offrire. E' un'opportunità di incontro,
di confronto, di conoscenza reciproca".
Cominciamo la
nostra visita da un edificio messo a
disposizione dal municipio per coloro
che hanno un' attività ma non dispongono
di un luogo in cui svolgerla. Conosciamo
la sarta, che ci mostra con orgoglio
alcuni abiti appena confezionati e gli
zainetti usati dalle donne per
trasportare i neonati, e alcuni
meccanici intenti a sistemare quella che
dovrebbe essere un'automobile. Poco più
avanti si apre un campo di calcio che
comincia proprio ora ad animarsi. "Finita
la scuola i bambini si incontrano qui a
giocare a pallone", ci racconta
Charlotte. Poi si volta verso Roby, lo
scruta con circospezione e dopo un po'
gli dice: "Assomigli ad un giocatore di
calcio, non sarai mica David Beckam?". I
bambini si radunano attorno a noi e
Roby, lasciandosi tentare dal potere del
pallone, fa qualche palleggio con loro.
Poco oltre si trova
l'edificio dove gli abitanti si recano a
pagare le tasse. "Tutti dispongono di
elettricità, della TV può godere una
famiglia su due mentre il telefono è un
lusso". L'edificio successivo ospita un
piccolo ambulatorio, in questo momento
deserto se non fosse per un'infermiera
sempre pronta ad ogni evenienza.
L'infermiera è anche l'unica levatrice
del villaggio, e ci spiega che qui si
effettuano soprattutto test dell'HIV.
Proseguiamo e incontriamo un sacco di
gente per le strade. Roby vorrebbe
fotografare tutto e tutti, ma Charlotte
ci spiega che alcune persone non
gradiscono essere riprese e perciò è
sempre meglio aspettare un suo cenno o
chiedere ai diretti interessati. In
realtà ci troviamo presto in una
situazione piuttosto bizzarra. Ad uno ad
uno i bambini del rione cominciano a
seguirci e a saltellarci intorno e,
prima timidamente, poi con una certa
insistenza, cominciano a chiederci di
essere fotografati. Piano piano altri
bambini escono dalle loro case e si
mettono nelle pose più strane e
addirittura le loro mamme cercano la
posa migliore per venire immortalate.
Visto che la nuova tecnologia ce lo
permette, ci viene la brillante idea di
far vedere ai bambini le foto sul
monitor della macchina digitale. A
parole è difficile descrivere il giubilo
e lo stupore di queste persone nel
vedersi proiettati sul piccolo schermo.
Per non parlare di quando faccio vedere
loro le riprese fatte con la telecamera.
Roby concede addirittura la macchina
fotografica ad alcuni bambini e permette
loro di scattare qualche foto.
Improvvisamente ci sembra di essere
passati dal ruolo di visitatori a quello
di attrazione per un pubblico sempre più
vasto. In effetti siamo gli unici
bianchi nella township, difficile quindi
passare inosservati. Tuttavia, non ci
sentiamo per nulla degli intrusi, anzi,
al contrario, ci lasciamo contagiare
dall'entusiasmo di queste persone.
Anche Mondesa, che
ospita circa 12 mila abitanti, è
suddivisa in quartieri. Nel quartiere
Ovambo conosciamo Sophie, la mamma di
Charlotte, un donnone robusto, con un
volto tanto paffuto quanto dolcissimo.
Incontriamo anche i tre figli di
Charlotte, di 8, 7 e 3 anni. Sono tutti
figli di uomini diversi e Charlotte non
si è mai sposata. "Tre figli sono tanti,
alcune donne ne hanno quattro ma per
loro è molto difficile mantenerli. Ai
tempi di mia madre le donne avevano 7-8
figli, oggi è diverso, non si possono
avere più di tre figli se si vuole
garantire loro un futuro dignitoso. Così
dopo avere partorito la mia ultimogenita
ho deciso di farmi sterilizzare". Sophie
ci fa accomodare in cerchi attorno a lei
e ci mostra come si ricava la farina dai
chicchi di miglio. E' un'operazione
molto faticosa ma il risultato è, a loro
dire, molto migliore di quello che si
trova al supermercato. Prima di
congedarci, Sophie ci porge un libricino
liturgico da cui vuole che leggiamo una
preghiera nella traduzione italiana.
Tutti ridono nel sentire il suono della
nostra lingua, così anch'io chiedo loro
di leggere il passo nel loro dialetto, e
anche a me il suono sembra molto buffo.
Charlotte ci
accompagna al mercato a cielo aperto e
durante il giro insiste perchè proviamo
i vari prodotti tipici. Su cassette
appoggiate a testa in giù sulla terra
nuda le donne dispongono in bella mostra
filetti di pesce ad essicare. Assaggiamo
un frutto simile al dattero (eembe), ma
ci tiriamo indietro quando la guida ci
offre i vermi dell'albero di Mopane (omagungu)...
Li vendono sia cotti che crudi, e lei
mangia con nonchalance entrambe le
qualità. Su altri banchetti fanno bella
mostra di sè le interiora di animali
diversi, in un'apoteosi di disgusto,
tanto più che la carne attira mosche ed
insetti in gran numero. Per non sembrare
troppo schizzinosa, accetto un sorso di
un beverone energetico a base di farina
di miglio sciolta in acqua e chissà
cos'altro. Accettiamo anche una specie
di muffin caldo e soprattutto cotto!
Il taxi ci
raggiunge e ci accompagna al quartiere
più povero di Mondesa, in cui vivono
ragazze madri poverissime con i loro
bambini. Qui non c'è l'elettricità e le
case sono fatte di cartone, lamiera,
scarti della pubblicità e delle
automobili. Le poche persone che
incontriamo qui ci sembrano tuttavia non
curarsi della miseria in cui vivono e ci
appaiono sorridenti e contente della
nostra visita.
Torniamo nel
quartiere in cui vive Charlotte dove un
gruppo di bambini ha preparato uno
spettacolo per noi con costumi e danze
tradizionali. Scattiamo le ultime foto e
promettiamo a Charlotte che stamperemo
le più belle e gliele invieremo. Le
diamo del materiale scolastico che
avevamo portato dall'Italia e le
chiediamo di distribuirlo tra i bambini.
Lei apprezza il gesto ma ci tiene a
sottolineare che l'intera township, e
non solo la sua famiglia, beneficia
degli introiti del tour. Non ci rimane
che ringraziare tutti per le bellissime
ore che hanno trascorso con noi e
promettiamo loro che faremo tanta
pubblicità a questa iniziativa (davvero
da non perdere!). Ancora oggi ogni mese
ci scriviamo via mail con l'amica
Charlotte. Le avevamo promesso un
computer usato, purtroppo non sappiamo
come fare a recapitarglielo, le poste
pare non siano molto efficienti!
Charlotte Shigwedha
- Owner Mondesa Township Tours - BOX
2560 - Swakopmund Namibia
E-mail
info@mondesatownshiptours.com (scrivere
in inglese e dire che siete amici di
Roby e Eva!!!) |